Sani e salvi

Tante volte mi sono chiesto quanto sono davvero al sicuro dentro casa… Come se attorno alle mie pareti ci fosse uno scudo fotonico, e magari la mia porta fosse protetta da chissà da quale arcano incantesimo. E questo poi non vale solo per le mura di casa, ma anche per quelle “mura” che ci fanno sentire a casa…

Quelle mura che si chiamano “famiglia”, o “senso di appartenenza”, quelle mura che ci danno quel senso di protezione. E quando si raggiunge quella certa atmosfera poi non la vogliamo più abbandonare, quando la casa è troppo accogliente è dura lasciarla… E c’è chi vive per mantenere il proprio posto, e chi vive cercandolo.

Eppure è tutto così instabile. Sicuramente è fantastico addormentarsi pensando di essere al sicuro, pensando quasi che le stesse coperte veglieranno sul nostro sonno. E’ bellissimo immaginare di essere al sicuro. Eppure basta poco, un nonnulla per scuoterci, anche un semplice scricchiolìo alle volte. E al minimo allarme il nostro bel senso di protezione va in mille pezzi.

Lo stesso vale per la vita sociale. Anzi vah, chiamiamola col suo vero nome, la vita asociale di tutti i giorni. Quando si vivono rapporti basati su garanzie e sensi di sicurezza, basta poco per mandare tutto in frantumi. Una fiducia basata sulla sfiducia. Ma in quel modo in effetti le relazioni esistono solo per costruire o consolidare il proprio microcosmo personale, la propria casetta.

E in fin dei conti questo è il modo di vivere che ci passano per buono. Quel fantastico senso di appartenenza, che sta lì per farci sentire parte di qualcosa, per non farci sentire soli e isolati, farci sentire parte di una comunità, di una famiglia, Vodafo… ehm…
E non so, io questo modo di affrontare la vita lo chiamerei asocialità post-moderna…

home sweet home

Chiudersi alla realtà per potersi godere il calore di un senso di sicurezza, sicurezza creata da una cecità indotta. Una specie di autismo. E quasi vendiamo l’anima per una briciola di emozione, diventiamo assuefatti, e forse terrorizzati da qualsiasi altra alternativa che potrebbe scuotere le nostre fittizie fondamenta. Siamo assuefatti dalla routine giornaliera, assuefatti dallo shopping, assuefatti dalle vetrine, dalla TV, dalle commiuniti, dalla musica che ci passano, e dai significati simbolici che tanti gesti hanno e che solo gli adulti possono capire…

E alla fine il mondo che viviamo esiste nei palmi delle nostre mani, quei palmi che ci aiutano a non vedere gli altri, a non vedere altro che i nostri desideri. E come dei chiromanti, prevediamo la nostra vita leggendo le nostre mani. Il gioco è già terminato da un pezzo. Le regole sono tutte in tavola. Non ci resta che seguire le linee giuste.

Una vita di emozioni. Nient’altro.

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6 Risposte to “Sani e salvi”

  1. Assolutamente fantastico.

  2. Per usare la tua metafora delle mani (bellissimo anche questo disegno, ma come fai??): a volte, inaspettatamente, per presentarsi una mano altra stringe la tua e, quando ti guardi il palmo dopo che è stato a contatto con un altro da sé, le linee sono diverse da prima. Inspiegabilmente? Forse sì. Però succede – o, almeno, voglio continuare a credere che succeda, almeno a volte. Le regole possono anche cambiare, e noi con loro :)

  3. Tutti cercano in fondo 4 mura per proteggere i loro affanni, leccare le proprie ferite quotidiane magari con qualcuno accanto che parli in silenzio al cuore? Coloro che le rifuggono lo fanno perche’ associano ad esse esperienze spiacevoli o sono troppo stupidi per apprezzare quei momenti.
    L’uomo e’ un animale sociale, ma desidera avere intorno a se esseri a lui simili, e se non li trova, quale miglior compagno dello specchio della propria anima racchiuso, al caldo, mentre fuori il buio e’ avvolto da una pioggia scrosciante?
    Non una donna facile, non un amico da bar, non un compagno virtuale potrà mai sostituire la bevanda di solitudine e malinconia, che come una droga dal sapore dolce e delicato porta a rimuginare i sogni perduti e la propria desolazione umana.

    p.s.
    e meno male che sono stato ottimista .. pensate’ ;)

  4. …ecco..giusto oggi ci riflettevo,e mi prendevo quasi male…
    Sono una cavolo di randagia senza speranza. E non ci riesco ad appartenere a quelle robe lì, e neanche ci provo.
    Ora leggo e ne sono lieta.
    viva i randagi!

    …Quand’ero + piccola e dovevo stare a casa da sola sola per qualche giorno….la mia paura arrivava quando tornavo a casa….Essere rinchiusa in una casa, e forse non riuscire a scappare se succedeva qualcosa di brutto, mi angosciava.
    Stavo molto + a mio agio a stare fuori all’aria aperta, anche se era notte tarda e c’era gente stranina in giro. Mi dava molta + sicurezza sapere di avere sempre una potenziale via di fuga aperta.
    boh…chissà se era la casa o ero io…

  5. un progressista Says:

    grazie per la visita, ricambio. bello il tuo blog, mi piace l’impostazione grafica. complimenti

  6. Sono ancora vivo eh :P

    @ Musolini
    Grazie mille :)

    @ odiamore
    Grazie ancora :)
    Io credo che il vero cambiamento sia interiore. Non c’è niente e nessuno che possa cambiarci se non siamo noi a cambiare la nostra attitudine verso noi stessi e verso gli altri. Ovviamente questo può avvenire nei modi più svariati, ma credo fermamente che il cambiamento riguardi solo e soltanto noi stessi.

    @ Kijio
    Credo che quello che dici sia la rampa di lancio per una vera vita sociale. Non è di certo nel mondo a rose&fiori, cuoricini, baci, abbracci e carezze che risiede l’essere “sociali”. Nemmeno nel parlare. Alle volte pare che il silenzio sia più comunicativo di mille parole. E non mi riferisco a *quel* silenzio, dove le parole non bastano. Mi riferisco al silenzio, che è meno falso di tante e tante parole, quindi comunica di più.

    @ JOe
    Ognuno ha la sua casa ideale, che può o non può riflettere la casa “tradizionale” composta da quattro mura. Ma d’altra parte credo che chi non vive con quell’innato istinto di ricerca di protezione e appartenenza sia molto più in grado di affrontare la vita di chi ce l’ha. In genere questi individui vengono visti di mal’occhio (e nel migliore dei casi con compassione) dalla cosiddetta “gente perbene”. Com’è strano il mondo…

    @ un progressista
    Non c’era bisogno che ricambiassi, ma grazie lo stesso, e grazie per i complimenti :)

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