E con questo post inauguro una nuova categoria, ebbenesì, gli aforismi del mmanu, cioè di me :P
Ogni tanto me ne viene qualcuno, allora perchè non collezionarli? E partiamo col primo:
Il genere umano, in linea di massima, può essere suddiviso in tre categorie: gli uomini, le donne, e le persone.
Suona professionale eh? E cosa vorrei insinuare con tutto ciò? Taaante cose.
Magari non potrà sembrare esaustivo, escludendo tutte le categorie ibride e generalizzando a tappeto, ma quello che mi interessa è il concetto che sto esprimendo. Ma di che diamine sto parlando?
Come ho già espresso nei miei deliri precedenti, alle persone la maggior parte delle volte piace ricoprire un ruolo nella società. Un ruolo forse per sentirsi più protetti, chi sa, più sicuri di sé e magari per sentirsi qualcosa o qualcuno nella società. E’ forse un modo per trovare un’identità e per riscontrarsi con gli altri. Un modo per sentirsi normali, a posto col mondo e quindi anche con se stessi. E’ quasi una dipendenza sociale. Io per poter essere ho bisogno di qualcuno o qualcosa che mi faccia esistere. Altrimenti sembra che la nostra identità sia minacciata dall’essere indefinita.
E allora, come dei fantastici supereroi, apriamo il nostro fantastico guardaroba, ogni giorno, e tiriamo fuori la nostra fantastica tuta, da fantastico, ovviamente, supereoe, pronti per una nuova giornata. La tuta ci rende riconoscibili: voi sapreste riconoscere Superman, o che so, Spiderman, nudi? Penso di no, anche perchè la loro vera identità è nascosta… E anche l’identità dei veri supereroi, cioè noi (vabbè io sono un puntualizzatore) in effetti lo è… più o meno… Tutte queste questioni di identità con cui siamo bombardati giorno e notte, consciamente e inconsciamente, non fanno altro che farci cercare un qualcosa che non troveremo mai. E’ come cercare di afferrare e immobilizzare la propria immagine nello specchio. La vediamo, sappiamo cos’è, ma non possiamo afferrarla, perchè si muove insieme a noi, intangibile, eppure evidente. Vi siete mai visti in uno specchio a occhi chiusi? Io non ci sono mai riuscito (sì, c’ho provato, ok?). Non si può. La nostra identità si muove, vive, fermenta assieme alla nostra persona, passo dopo passo, istante dopo istante. E’ del tutto inutile campionarla e poi etichettarla come “io”. E’ come prendere una foto e aspettare che si muova… E allora, sapendo tutto ciò, o non sapendolo, la gente deve trovare una risposta a questa domanda a tranello: chi sei? E non potendo trovare se stessi, pensano, da bravi artisti, di scolpire un’immagine di sé stessi per poterla così guardare, ammirare, studiare, modificare, aggiustare per poi cercare di assumerne il sembiante. E più ci avviciniamo a ciò che vogliamo essere o sembrare, più ci sentiamo gratificati. Diventiamo i supereroi di noi stessi.
Ma allora, con tutto questo mega discorso metaforicoiperbolico, dov’è che voglio andare a parare? Eh, dico che tutto ciò si rispecchia in quella che poi viene chiamata normalità. La gente normale è quella che si adegua al ruolo che ha deciso di beccarsi. Io sono maschio, quindi, da bravo maschio, mi vesto così, mi muovo così, non mi faccio trattare così, e così via. Ovviamente si parte dalle forme basiche, uomo e donna, fino ad arrivare a che tipo di uomo o di donna si vuole somigliare. L’uomo macho, la donna bambolina, l’uomo alla renegade, la donna d’affari, e così via, fino ad arrivare alle forme più complesse e ibride.
E poi ci sono le persone.
Quegli individui che in un modo o nell’altro hanno abbandonato il mestiere del supereroe, e si sono arresi alla loro identità, o non-identità, e pensano più che altro a vivere la vita, piuttosto che costruirla artificialmente. Persone a cui interessa essere se stesse, senza volerne conoscere i meccanismi e le implicazioni. Al di fuori degli schemi, al di fuori della normalità, al di fuori degli standard. Come pezzi mal costruiti, inadatti alla fabbrica che è questa società di gente normale.