Ho trovato una canzone su Jamendo che mi ha colpito particolarmente, e riesco ad avvicinarla molto alla mia vita in questo momento. Il gruppo si chiama Eugènie, la canzone Domande per un umile, dall’album Ciò che vorrei:
Per un’esistenza che si spegne in un attimo, per una vita che si accende con solletico
e sei convinto che non ho la forza necessaria per rifiutare ancora la tua violenza innata
…e corre il vento, corre il senso, corre il vuoto che mi opprime…un insaziabile fermento
Contestare le spine che mi aprono la pelle, questi fiori secchi appesi ad un chiodo per ricordo
questi libri impolverati che nascondono gli animi, e non mi va di rivederti al mio cospetto
…e corre il vento, corre il senso, corre il vuoto che mi opprime…un insaziabile fermento
…e passo il tempo a cercare le domande in fondo al cuore,
e passo il tempo a diventare un po’ più umile e reale…
Alle volte ci si sente freddi ed insensibili. Alle volte non ce lo sappiamo spiegare. Alle volte la sofferenza prolungata crea dei solchi nella nostra vita. Profondi, molto profondi, che quasi vengono le vertigini a guardarli. Possibile che una cosa simile sia successa proprio a me? Quasi ci si sente estranei a sé stessi, non ci riconosciamo più. L’incantesimo del buon vecchio me si rompe, bisogna ritrovarsi, ricominciare da zero di nuovo, ritrovarsi aridi, forse, e magari meno appariscenti di come immaginavamo. Bisogna ancora una volta passare tempo a ricostruirci, a riconsiderare ciò che è sostanza e ciò che era solo artificiale apparenza, agglomerati di paura. Passare il tempo a diventare un po’ più umili e reali…








