Il teatrino dei burattini animati (da cosa poi?)

Ogni tanto mi gira strano, ma strano eh. E quando mi gira strano ne sforno una delle mie, magari alcuni potrebbero dire che faccio uso di stupefacenti. No. Faccio solo uso di iperboli, figure retoriche, o qualcosa di simile insomma, e le uso per tirar fuori qualche conclusione e qualche significato che magari è difficile raggiungere nel linguaggio ordinario e comune. Oppure dovrei stare lì a scrivere per ore e ore concetti che per le persone in grado di capire quello che dico sono già evidenti, mentre per le altre resteranno per sempre insensati, inutili e… e basta. Quando io ne sforno una delle mie, mi serve per esplorare più da vicino una realtà che mi interessa particolarmente. Al momento sono interessato all’identità e all’educazione sociale: chi siamo? e perchè? Inutile dire che le risposte non riflettono per forza le domande, soprattutto quando ci troviamo bombardati da inutili quesiti di identità che servono solo a farci comprare un nuovo paio di scarpe, un nuovo album, un nuovo taglio di capelli. Insomma, è così necessario poi chiederci “chi siamo?”, non è una domanda che si risponde da sola? Pare di no, almeno per un sacco di persone. Hanno bisogno di porsi questa domanda, in un modo o nell’altro, e hanno bisogno di crearsi una risposta. La maggior parte poi sceglie di acquistarla. Eh, se si comprano le vocali, non vedo perchè non si possa comprare qualsiasi altra cosa. Il punto è che cresciamo con questa mentalità, ci viene tramandata e ce la passano come “natura umana”, insomma diventa quasi una scienza, e l’idea che la nostra realtà sia solo un insieme di presupposti non ci sfiora nemmeno la parte più remota del cervello. E perchè dovrebbe poi? Stiamo tanto bene nel nostro piccolo mondo comodo e morbidoso… E’ un po’ come quando ci manca l’aria: soffochiamo, soffochiamo, poi pian piano ci addormentiamo, stiamo bene, siamo morti, ma con dolcezza. Se per caso però prima o durante il decesso ci capita di tirare una boccata d’aria buona, allora ci rendiamo conto della nostra situazione, insostenibile, claustrofobica, e cerchiamo di uscirne con tutte le forze. Di aria buona ne tira poca a quanto pare. Sarà l’effetto serra? L’effetto un supermercato per metro quadrato? Bah.

Comunque passiamo al mio sforno… sfornamento.. come si dice insomma. Chissà forse ne tirerò fuori una canzone, forse lo espanderò prima… si vedrà, ma intanto eccolo qui, in tutto il suo sfornore:

Ci hanno insegnato a sognare
non sappiamo cosa sia dormire

Ci hanno insegnato a correre
sappiamo solo prendere la rincorsa

Ci hanno insegnato a sembrare
non sappiamo chi siamo

Ci hanno insegnato i nostri limiti
non conosciamo neanche un traguardo

Ci hanno insegnato a vivere
sappiamo solo respirare

Ci hanno insegnato a ragionare
massime, poesie e filastrocche

Ci hanno insegnato ad essere
non valiamo niente

2 Risposte to “Il teatrino dei burattini animati (da cosa poi?)”

  1. Benvenuto su questo pazzo mondo dei blogger .. bloggher .. blogghinari .. insomma .. questi qua!
    Un ottimo metodo per chi, come me, si deve sfogare dai vari “schifezi” che vede intorno a se, tutti i giorni!.

  2. Eh si, grazie, per me la maggior parte delle volte è come un modo per parlare con me stesso, soprattutto per il numero di visite che ricevo. D’altra parte ho deciso di metterlo in linea perchè ero curioso di vedere quanta gente mi avrebbe trovato, senza che io me l’andassi a cercare (il potere di Google, che ne so),e soprattutto quanta gente sarebbe rimasta…
    Grazie del benvenuto comunque :)

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