Ode ai decolli mai, male, e quasi riusciti

Ieri ho scoperto su Jamendo un album alquanto interessante di un gruppo chiamato Liquid Frame, intitolato Relics – the first tapes. Un mix di musica elettronica, new age, trip hop, jazzante. Davvero rilassante da ascoltare, e con qualche twist che rende tutto abbastanza originale. Ma di tutti i brani uno mi ha colpito particolarmente. Musica e parole sono sincronizzate perfettamente. Si intitola Ascensionali.

Liquid Frame - Relics

Liquid Frame // Relics – the first tapes

Ovviamente il tema è uno dei miei preferiti: il volo e il mare.

Ad essere sincero confesso che ci leggo tanto di mio, e forse ci leggo anche un po’ troppo, chi lo sa. Ma il brano è Creative Commons Sampling, quindi lo posso trasformare come mi piace di più :P

In genere non descrivo mai ciò che intendo quando parlo per metafore, perchè assumo e spero che chi mi legge e mi capisce sa cosa intendo, e che chi sa cosa intendo mi legge e mi capisce… Comunque in questa canzone posso trovare dei riscontri poetici di quello che descrivo metaforicamente.

Questa canzone la dedico a tutti coloro che hanno provato a spiccare il volo assieme a me, ma hanno inchiodato al momento del decollo, lasciandomi, quasi all’insaputa, volare da solo.

Non sarò io ad atterrare, siete voi a dover raggiungere me. Io laggiù non ci torno.

 

Non cercarmi non vivo più qui

Vivo lontano adesso da te

In un gabbiano ho visto il mio re

 

Sto esplorando il mio mondo quaggiù

E vedo cose che non vorrei

E sento cose che sentirei lassù

 

 

Giro il mondo su correnti ascensionali

Tutto dipende dalla temperatura

Il vuoto d’aria è ciò di cui ho più paura

Sfido il vuoto con la fretta nelle ali

Sospeso vado incontro alla vita

Ancora prima che la mia sia finita

 

 

Non cercarmi non vivo più qui

Vivo lontano adesso da te

In un gabbiano ho visto il mio re

 

Sono dove sono

E così seguirò la scia del vento

E presto sento che ti rincontrerò

 

 

Tempo tempo tempo

Tempo che non sento passare

Tempo tempo tempo

Tempo che non sembra arrivare

Intorno a me tutto sembra

Fermo fermo fermo

Fermo come il sonno del mare

 

Solo chi ha provato l’ebrezza di volare sa cosa significhi davvero. Per gli altri resterà solo una follia, o un tentativo fallito da riporre, forse per sempre, nel dimenticatoio, per non riprovarci, forse, mai più.

Volare è quasi come un istinto, un legame verso il vento, irrinunciabile e inalienabile. Non c’è altro legame che tenga.

4 Risposte to “Ode ai decolli mai, male, e quasi riusciti”

  1. demi4jesus Says:

    Vai mmanu….continua a volare…solo quando sei in alto tu vedi piccole le cose di laggiu—le cose inutli…spero tu prima o poi possa raggingere il Blu… ;)

  2. mmmm.. allora pare che alle volte io voli mooolto in alto, certe volte vedo un saaacco di cose inutili :D
    Buon segno? Per me lo è :P

  3. "Il Gufo" Says:

    “Siamo stati dotati di ali sin dalla nascita ma soltanto pochi riescono a comprenderlo… manca il coraggio. Un giorno ho provato a distenderle e da quel momento non posso più a chiuderle”

    fantastico il cd, ci vorrebbe un pizzico di atmosferità in più secondo me…

  4. Esatto, manca il coraggio…

    Il CD piace molto anche a me (infatti ora è nel mio archivio musicale :P). Ma a dire il vero mi piace l’atmosfera che ha, non penso ci aggiungerei nulla, forse è proprio questa specie di “crudezza” che lo rende originale alle mie orecchie…

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