Stop – Rewind

Eh sì, ogni tanto una stoppata e una rewindata ci vuole (eh, come si dice rewind in italiano? e poi mi piace di più così).
Ma stavolta non è una stoppata così, per farsi due conticini in tasca, stavolta mi sono dovuto fermare di brutto, per poco non inchiodavo…

Alle volte si è così accecati dalle proprie paure che non ci si rende conto di aver paura. Si fugge direttamente. “Chi sta fuggendo oh? Io no”, diciamo mentre ce la diamo a gambe levate. Meno male che poi alle volte siamo così intelligenti da correre senza andare da nessuna parte, così magari a un certo punto ci rendiamo conto di stare lì a girare in tondo. Tipo me.

Ma questo Rewind particolare è tutto dedicato a una storia particolare. L’unica che uno come me è riuscito persino a diffondere attraverso un blog. Eh, la follia ti porta a fare imprese, come dire, folli. E allora sono tornato un attimo a fare un epilogo, almeno per equità, ma anche perchè scrivere mi aiuta a riflettere e al momento ne ho *molto* bisogno.

Cosa dire? Tutto questo mi ricorda molto le mitiche esperienze del profeta Giona. Lui, che avendo ricevuto ordini imperativi dalla divinità, per una sua ostinazione personale, ha preferito il suicidio, praticamente. Ma mica per niente eh, non ha voluto sentir ragioni, un po’ come me. Quando poi si è trovato praticamente morto, allora, a malincuore ha scelto di ubbidire. Non è che ci abbia capito molto, ma comunque ha fatto il suo dovere, sempre un po’ come me.

Ma parliamo di me. Anche io mi sono sentito chiamato, come Giona, da una Forza Superiore. Chiamato dai miei sentimenti, anzi diciamo dal Sentimento (uno e universale). Sono stato chiamato a fare qualche passo di troppo, ecco, qualche passo che mi stava un po’ scomodo. E quindi, da bravo testaditravertino, ho scelto di non farlo. E più sentivo forte in me l’impulso, il comando, di fare questi passi, il rigetto mi portava sempre di più a fare l’opposto. Un po’ come Giona: Dio gli diceva di alzarsi e andare a Ninive, e lui si alzava e andava a Tarshish, nella direzione simmetricamente opposta. Tanto che alla fine, sono scappato a gambe levate alla prima occasione. Sono scappato, mi sono imbarcato sulla mia nave verso la Libertà, anzi, libertà, anzi mi sa che era solo . A che serve dire che sono naufragato? E giù giù giù, in fondo al mare, non c’è stato appiglio che mi potesse tenere a galla. Sono stato giù, inghiottito dal grande pesce a forma di Ades. E non c’è stato modo di liberarmene. Oh, le ho provate tutte, fino a cercare di rassegnarmi a convivere con gli organi intestinali di quella mia *accogliente* dimora. Ma niente, a un certo punto ti manca il fiato, non se ne può più, finiscono anche le forze per rassegnarsi. Rassegnarsi alla propria caparbieria.
E allora, come Giona, ho potuto fare l’unica cosa necessaria, ubbidire. Ho dovuto, a mio malgrado, e a malincuore, andare a Ninive. E la mia Ninive è stata ritornare a contattarla. Sono andato, senza forze e senza speranze, distrutto, e ho fatto il mio dovere, mio malgrado. E come Giona, dopo aver fatto il mio dovere, mi sono appostato, nel mio grigiore, ad un lato, per vedere cosa sarebbe successo. Ma quando il “danno” è fatto, è difficile districarsene, e stavolta mi sono trovato alla mercè del mio Sentimento. E me l’ha cantata di brutto. Mi sono trovato a lottare con la mia stessa caparbietà, e mi sono trovato sotto lo stesso scrutinio con il quale avevo analizzato la situazione in precedenza. Mi sono trovato anch’io, come lei, ad essere una persona da nulla. Perchè se lo è stata lei, io non mi sono comportato molto diversamente. Lei è fuggita da me, e io invece? Sono fuggito a gambe levate, credendo pure di essere stato coraggioso e impavido.
E mi sono reso conto di non essere in grado di vedere oltre il mio naso. Credevo di aver capito tante cose, ma mi rendo conto di aver capito *ben* poco, mi rendo conto di come le mie *sagge* parole siano state piuttosto uno starnazzare.
E chi lo sa, in tutta questa storia, forse Giona poi ci ha capito qualcosa, che il vero bene non è quello di seguire le proprie idee, ma piuttosto di seguire il Sentimento, che è il motore e il carburante della vita, se non la Vita stessa. E io invece cosa ci avrò capito in più? Forse che di questo Sentimento è stupido diffidare, perchè tutto il resto è solo paura.

2 Risposte to “Stop – Rewind”

  1. …hmm hmm..
    io sono abbastanza “fatalista” e penso spesso le le cose vanno come devono andare (quasi) sempre e cmq.
    certo è ke a volte. mi urto i nervi con me stessa e faccio del male a me e agli altri, per cosa? boh!
    strana vita

  2. Beh, che il fato esista o meno, io non posso fare a meno di fare il mio “dovere”, chiamiamolo così. Io faccio quello che sento e quando lo sento.

    Forse è proprio imporsi le cose, come ho fatto io, che ci fa più male che bene… Magari questo “fato” può prendere la forma dei nostri ideali: se quello che accade non si conforma alle nostre idee, allora il fato ha deciso che non se ne parla. Poi vabè, ci sono diverse concezioni di fatalismo…

    Io sono uno che si definisce molto razionale, eppure la mia razionalità mi dice che nella vita quello che conta davvero è seguire i propri sentimenti (cosa che non implica seguire la propria emotività).

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