Archive for the gli aforismi del mmanu Category

Moto perpetuo

Posted in gli aforismi del mmanu, laif, meditando on 6 settembre, 2008 by finferflu

Vivi come se domani, sia quel che sia, andrai in Paradiso.

Vivi come se domani, sia quel che sia, finirai all’Inferno.

Vivi come se dopo questa vita avrai altre mille opportunità.

Vivi come se questa fosse la tua ultima possibilità.

Vivi come se alla fine della tua vita dovessi rendere conto a qualcuno.

Vivi come se alla fine della tua vita non dovessi rendere conto a nessuno.

Vivi come se il mondo fosse costruito attorno a te.

Vivi come se nulla avesse senso di essere.

Il mio dio si chiama Dubbio.

La mia fede si chiama onestà.

La mia religione è la Pace.

La Pace è moto perpetuo.

Unexpected!

Posted in gli aforismi del mmanu, laif on 14 giugno, 2008 by finferflu

Alle volte la vita è un po’ così:

Decaf-cof

Posted in gli aforismi del mmanu on 1 febbraio, 2008 by finferflu

I am a man without a call
like a knight without a sword
like a god without a name
like a torch without a flame

I am a man without a call
like a day without a sun
like a dog without a tail
like a ship without a sail

I am a man without a call
I am a king without a throne
I am a man without a call
I am boundless and free
like a man without a call

Rainshine!

Posted in gli aforismi del mmanu, laif, meditando on 17 dicembre, 2007 by finferflu

C’è più speranza nel presente che nel futuro. Pare proprio così.

rain-shine!

Mi chiedo quale sia lo scopo di proiettarsi continuamente nel dopo, nel domani e nel dopodomani.

Naufragando in noi stessi…

Posted in gli aforismi del mmanu, laif on 6 settembre, 2007 by finferflu

Ho scoperto chi sono scoprendo i miei limiti.

Un aforisma che forse non suona tanto nuovo, boh. Sinceramente non ricordo di averlo mai sentito prima, ma non mi suona nuovo, ma sono qui appunto per renderlo tutto a modo mio, e quindi è mio, guardaunpò.

Ammetto che può suonare banale, ma in effetti gli aforismi sono un po’ banali per natura. E’ come dire che il contenuto di una valigia sia banale solo perchè la valigia è fuchsia. Sì, il fuchsia è banale. Molto.

Ma parliamo di limiti. Un qualcosa con cui abbiamo sempre a che fare, e forse non ce ne rendiamo conto. Limiti su limiti, che quasi stanno lì ad imporci ciò che possiamo o non possiamo fare. Già da piccoli li scopriamo, quando veniamo a conoscenza dei personaggi fantastici che incontriamo in TV, nei fumetti, nei libri. Loro sanno fare tutto, esperienze eccezionali, sanno volare, hanno una forza inaudita, sono capaci di opere inaudite, e noi se per caso abbiamo provato a volare, se non abbiamo proprio rischiato la vita saltando giù dal balcone, al massimo ci siamo beccati qualche punto di sutura saltando da un muretto. E abbiamo così scoperto che in effetti, con tutta la buona volontà, noi non sappiamo volare. No, nemmeno concentrandoci tanto tanto tanto tanto.

Ed è così che siamo cresciuti, guardando gli standard dei supereroi e cercando di imporli su noi stessi. Ci siamo scoperti sempre più inadeguati, sempre più ordinari, siamo stati intubati in una fila di gente comune, con lo sguardo fisso perennemente verso l’alto, verso l’altro. I nostri vecchi sogni di imprese straordinarie sono marciti, appassiti e dissolti nella nostra nuova dimensione di realismo. Siamo rimasti incastrati e rassegnati tra una pila di limiti artificiali. E le nostre vecchie cicatrici ci hanno insegnato che sfidarli è rischioso. Fa male. E dalla nostra posizione, scomoda e inutile, possiamo solo sognare, sognare di diventare come quei grandi personaggi, padreterni osannati da tutti, che nella vita hanno concluso qualcosa, non per forza un Gandhi, alcuni si accontentano anche di un calciatore.

Eppure in certi momenti della vita si scopre che forse quei limiti sono falsi, sono sbagliati. Più che altro non esistono. Il nostro vero limite è stato quello di non averci mai provato. E quando abbiamo provato, abbiamo provato le cose sbagliate, abbiamo cercato i superpoteri, e abbiamo tralasciato i nostri poteri.

E allora, quando scopriamo che provandoci tanti limiti scompaiono, restiamo quasi stupefatti. Davanti a noi c’è una vasta, sconfinata terra da percorrere. Non vediamo limiti all’orizzonte. Tutte le vecchie paure, le vecchie domande, i vecchi schemi, ci suonano come pura idiozia. Non ha senso. Ci sentiamo senza limiti, siamo così sconfinati, che quasi ci perdiamo in noi stessi. Abbiamo scoperto il segreto. Abbiamo scoperto che il mondo va guardato e vissuto da dentro verso fuori, e non da fuori verso dentro. Il mondo va sperimentato, non subìto. E man mano, affrontando ostacolo su ostacolo, ci rendiamo conto di quanti di questi erano fasulli, e quanti invece erano veri. Ed è così che troviamo i nostri confini, sperimentandoli, spingendoli, provando a saltarli, ad abbatterli. E’ così che troviamo noi stessi, troviamo la nostra forma, sperimentiamo chi siamo.

Scopriamo che la vera paura è la paura di noi stessi. La paura di ciò che riusciamo, in effetti, a fare. La paura della nostra eccezionale capacità di rompere i limiti, di sconvolgere l’ordine cosmico che ci è stato e ci siamo imposti. La paura di non ritrovarci più, perchè le linee che ci definivano cominciano ad essere sempre più sfumate. Ed è forse proprio là che ci troviamo davanti ad una scelta: quella di rimarcare ben bene queste linee, o di cancellarle del tutto, naufragando in noi stessi, nel nostro immenso mare di possibilità.

Solo i naufraghi conoscono la via di casa.

La fabbrica delle persone

Posted in gli aforismi del mmanu, meditando on 15 agosto, 2007 by finferflu

E con questo post inauguro una nuova categoria, ebbenesì, gli aforismi del mmanu, cioè di me :P

Ogni tanto me ne viene qualcuno, allora perchè non collezionarli? E partiamo col primo:

Il genere umano, in linea di massima, può essere suddiviso in tre categorie: gli uomini, le donne, e le persone.

Suona professionale eh? E cosa vorrei insinuare con tutto ciò? Taaante cose.

Magari non potrà sembrare esaustivo, escludendo tutte le categorie ibride e generalizzando a tappeto, ma quello che mi interessa è il concetto che sto esprimendo. Ma di che diamine sto parlando?

Come ho già espresso nei miei deliri precedenti, alle persone la maggior parte delle volte piace ricoprire un ruolo nella società. Un ruolo forse per sentirsi più protetti, chi sa, più sicuri di sé e magari per sentirsi qualcosa o qualcuno nella società. E’ forse un modo per trovare un’identità e per riscontrarsi con gli altri. Un modo per sentirsi normali, a posto col mondo e quindi anche con se stessi. E’ quasi una dipendenza sociale. Io per poter essere ho bisogno di qualcuno o qualcosa che mi faccia esistere. Altrimenti sembra che la nostra identità sia minacciata dall’essere indefinita.

E allora, come dei fantastici supereroi, apriamo il nostro fantastico guardaroba, ogni giorno, e tiriamo fuori la nostra fantastica tuta, da fantastico, ovviamente, supereoe, pronti per una nuova giornata. La tuta ci rende riconoscibili: voi sapreste riconoscere Superman, o che so, Spiderman, nudi? Penso di no, anche perchè la loro vera identità è nascosta… E anche l’identità dei veri supereroi, cioè noi (vabbè io sono un puntualizzatore) in effetti lo è… più o meno… Tutte queste questioni di identità con cui siamo bombardati giorno e notte, consciamente e inconsciamente, non fanno altro che farci cercare un qualcosa che non troveremo mai. E’ come cercare di afferrare e immobilizzare la propria immagine nello specchio. La vediamo, sappiamo cos’è, ma non possiamo afferrarla, perchè si muove insieme a noi, intangibile, eppure evidente. Vi siete mai visti in uno specchio a occhi chiusi? Io non ci sono mai riuscito (sì, c’ho provato, ok?). Non si può. La nostra identità si muove, vive, fermenta assieme alla nostra persona, passo dopo passo, istante dopo istante. E’ del tutto inutile campionarla e poi etichettarla come “io”. E’ come prendere una foto e aspettare che si muova… E allora, sapendo tutto ciò, o non sapendolo, la gente deve trovare una risposta a questa domanda a tranello: chi sei? E non potendo trovare se stessi, pensano, da bravi artisti, di scolpire un’immagine di sé stessi per poterla così guardare, ammirare, studiare, modificare, aggiustare per poi cercare di assumerne il sembiante. E più ci avviciniamo a ciò che vogliamo essere o sembrare, più ci sentiamo gratificati. Diventiamo i supereroi di noi stessi.

Ma allora, con tutto questo mega discorso metaforicoiperbolico, dov’è che voglio andare a parare? Eh, dico che tutto ciò si rispecchia in quella che poi viene chiamata normalità. La gente normale è quella che si adegua al ruolo che ha deciso di beccarsi. Io sono maschio, quindi, da bravo maschio, mi vesto così, mi muovo così, non mi faccio trattare così, e così via. Ovviamente si parte dalle forme basiche, uomo e donna, fino ad arrivare a che tipo di uomo o di donna si vuole somigliare. L’uomo macho, la donna bambolina, l’uomo alla renegade, la donna d’affari, e così via, fino ad arrivare alle forme più complesse e ibride.

E poi ci sono le persone.

Quegli individui che in un modo o nell’altro hanno abbandonato il mestiere del supereroe, e si sono arresi alla loro identità, o non-identità, e pensano più che altro a vivere la vita, piuttosto che costruirla artificialmente. Persone a cui interessa essere se stesse, senza volerne conoscere i meccanismi e le implicazioni. Al di fuori degli schemi, al di fuori della normalità, al di fuori degli standard. Come pezzi mal costruiti, inadatti alla fabbrica che è questa società di gente normale.