L’amore

Posted in laif, meditando on 18 dicembre, 2007 by finferflu

Ognuno dice la sua, ognuno ha la parola giusta per descriverlo, e viviamo in un mondo pieno di maestri di vita. Ci sarà rimasto ancora qualcuno disposto ad imparare?

Ma alla fine, che lo si voglia o meno, l’Amore ti piomba addosso come una mega-bacchettata. Prende tutte le tue idee, una ad una, e te le distrugge, spazza via, disintegra, te le gira, rigira, le shackera ben bene, le ammalloppa, le squaglia, ne fa polpettine, le miscela, le brucia, le fa in mille pezzi, le sperde al vento, ti mette a soqquadro la tua bella cameretta cerebrale, che era tanto pulita e ordinata. E ti lascia con una sensazione di devastazione, una sensazione, come dire… di silenzio.

E ti viene voglia di lasciare quella cameretta, chiuderla per sempre, e cominciare a vivere. Ti viene voglia di uscire dalla porta della tua mente e aprire te stesso.

E ciò che prima guidava la tua vita ora si siede dalla parte del passeggero. Gli ideali, che producono solo divergenza e intolleranza, diventano solo parte marginale di te. E non sono più lì a filtrare le esperienze secondo canoni di “giusto” e “sbagliato”. Tutto diventa parte del tutto, la tua vita diventa parte integrante del mondo che vivi. Non c’è più etica, non ci sono più regole. Resti solo tu.

l’amore

Running away

Posted in laif on 18 dicembre, 2007 by finferflu

runaway

so you end up running away · again
so you end up running away · again · with yourself · with your soul

miles and miles away · miles and miles away
without moving · without going anywhere

so you end up fading away · again
so you end up fading away · again · and your soul · shies away

miles and miles away · your soul goes far away
without moving · without going anywhere

Rainshine!

Posted in gli aforismi del mmanu, laif, meditando on 17 dicembre, 2007 by finferflu

C’è più speranza nel presente che nel futuro. Pare proprio così.

rain-shine!

Mi chiedo quale sia lo scopo di proiettarsi continuamente nel dopo, nel domani e nel dopodomani.

Vento che va, vento che viene, e vento che ritorna…

Posted in meditando on 4 dicembre, 2007 by finferflu

הבל הבלים אמר קהלת הבל הבלים הכל הבל

Vapore dei vapori, dice Qoheleth, vapore dei vapori, il tutto è vapore.

 

Il libro di Qoheleth mi ha sempre affacinato, la sua brillante riduttività, l’ottimo pessimismo. Qoheleth è quando uno si fa i conti in tasca e tira le somme. E le somme fanno zero.

Qualsiasi cosa avvenga, qualsiasi cosa facciamo, non c’è niente che possa in effetti portarci profitto, perchè alla fine tutto è vano. Si fatica, si lavora, ci si costruisce un’imagine di sè, per poi, alla fine, scomparire per sempre. Come un vapore.

E poi si costruiscono tanti schemi morali, tante prassi di buon comportamento, come se queste ci ponessero al di sopra dell’uomo ordinario, ma poi alla fine il giusto e l’ingiusto condividono lo stesso destino.

Si vive una vita piena di significati, significati creati da noi. Giusto e sbagliato, bello e brutto, buono e cattivo. E questi ci accompagneranno fin nella tomba. Che senso ha tutto questo?

 

הולך אל-דרום וסובב אל-צפון סובב סבב הולך הרוח
ועל-סביבתיו שב הרוח

Va verso sud, gira verso nord, gira e rigira e va il vento,
e sul suo circuito torna il vento.

 

Per quanto ci impegnamo a capire le cose, a spiegarle, le cose restano cose. E non possiamo controllarle. Fatica vana, un mondo pieno di significati, e allo stesso tempo completamente vuoto di significati. Tutto fumo e niente arrosto, vapore.

E se viviamo per guadagnare qualcosa dalla vita, beh, dobbiamo essere pronti a lasciare questo mondo a mani e tasche vuote. Niente soldi, niente status, nessun significato, nessuna parola. Il silenzio, finalmente.

 

E Qoheleth è un inno alla vita. Vivere per una buona volta, una volta per tutte, dato che non credo avremo altre possibilità.

. . .

Posted in laif, meditando on 4 dicembre, 2007 by finferflu

Il silenzio parla. Il silenzio è una lingua. Il silenzio è quando le parole non bastano, e nemmeno una canzone.

Il silenzio non è un vuoto cerebrale, non è un vuoto. E’ ciò che riempie gli spazi fra le nostre idee formulate e campionate. Il silenzio quando lo si rompe, non funziona più come si deve.

Il silenzio è quella massa uniforme che riempie il tempo e lo spazio. Nel silenzio ci si può immergere, nuotare.

Il silenzio trascende tutto. Trascende le parole, trascende le idee, trascende la nostra percezione. Il silenzio guarda oltre.

Il silenzio è saper ascoltare. Il silenzio è quando le nostre idee hanno esaurito la loro funzione.

E chi lo sa, l’illusione di saper parlare troppe volte ci illude anche di saper pensare. Parole, e altre parole ancora riempiono il nostro cervello. Perchè noi pensiamo a parole, con regole e numeri. Noi siamo logici, come la grammatica. E quando ragioniamo tra noi e noi siamo convinti di stare lì ad ascoltare, ascoltare noi stessi mentre parliamo… ma ascoltare e parlare sono cose che possono avvenire solo separatamente. E noi parliamo, parliamo, parliamo. Parliamo.

E con le nostre parole costruiamo un mondo di idee, fatto di fili logici. E le nostre idee, come marionette, pendono. Controllate dalle nostre parole. Un mondo molto ben definito, di sicuro. Perchè senza definizioni le idee non si sviluppano, non si muovono. E se tristemente la nostra vita gira attorno ad esse, beh, la nostra esistenza è appesa a un filo, un filo logico, un mucchio di parole.

E quando ci mancano le parole ci sentiamo quasi spersi. E quando mancano le idee pare quasi che sia franata la terra da sotto i nostri piedi. E mi sembra quasi che il nostro mondo inizi con la A e finisca con la Z. Pare che oltre le parole non ci sia niente.

Eppure quando tutte le lettere a mia disposizione sono terminate, il silenzio m’ha parlato. Forte e chiaro. Cosa mi ha detto? Beh, non lo si può dire a parole. Il silenzio non lo si può mica tradurre. Così come le parole non possono essere tradotte in silenzio.

D’altra parte le parole sono fatte per dire, il silenzio per asoltare. E forse il problema sta nell’invertire le cose.

Fuga dall’ordinario

Posted in laif, meditando on 20 novembre, 2007 by finferflu

L’ordinarietà non fa per me. E’ un qualcosa che mi tira giù di parecchio, fa parte dei miei più oscuri incubi.

Ma cos’è poi l’ordinarietà? E’ la routine di ogni giorno? E’ una routine?  Non penso. Per me è una direzione di vita, dove tutto diventa calcolato, previsto e piatto. Che è piatto ovviamente è solo un mio modo soggettivo di vedere la cosa, ci sono un sacco di persone a cui piace avere la vita preconfezionata. Oggi faccio la spesa e compro A, B e C, domani vado dal barbiere alle 15:35. Fra una settimana vado in vacanza e la spenderò in tal posto e farò F, G e pure H. Che pacchia la vita! Per molti questa è una vita da favola. Per me questa è morte, o decomposizione graduale…

Confesso che quando mi trovo di fronte a questo tipo di realtà mi vengono le vertigini, paura del vuoto. Vuoto totale, un vacuum che risucchia ogni significato dalla mia esistenza.

Cos’è la vita? Un insieme di azioni da compiere per raggiungere uno scopo, ovvero una Vita Felice™? E’ una formula matematica? E dopo la Vita Felice™ cosa ci resta? La morte, ovvero la fine della Vita Felice™. C’era, ora non c’è più. Siamo stati, ora non siamo più. Cosa siamo stati poi? Una variabile in un algoritmo?

Non lo so, tutta questa ordinarietà, questo aderire a delle regole e regolette sociali, o regoline che ci prefissiamo noi, come per raggiungere un qualche scopo non mi comunicano niente di buono. Alzarsi la mattina e pettinarsi accuratamente, vestirsi per fare una certa figura, parlare in un certo modo per fare una buona impressione, vivere delle relazioni preconfigurate, frequentare certe compagnie per arricchire il nostro status sociale, è tutto così senza capo nè coda.

Non parliamo poi del dedicare la propria vita al lavoro, alla famiglia, come se fosse un’obbligazione. Lavorare duro per far carriera, lavorare duro per comprarsi una casa e sostentare la propria famiglia, routine routine routine. E’ tutto così calcolato che ticchetta come la lancetta di un orologio. Dov’è più l’emozione nello scoprire o fare qualcosa di davvero nuovo? E’ già tutto così calcolato. Il risultato sarà sempre X e alla fine 0.

E quando mi sento così circondato dall’ordinarietà, mi sento quasi di soffocare, come se mi avviluppasse e mi trascinasse dentro, in questo mondo di ingranaggi e formulette, come se non avessi alternativa, se non quella di adeguarmi al sistema e cominciare a marciare a passi ticchettanti.

Ho bisogno di una vita vera, costantemente. Ho bisogno di vivere anche tra un ticchettio e un altro, voglio trovare significati anche nel silenzio che passa tra un secondo e l’altro. Ho bisogno di vivere al di là della pressione delle regole aritmetiche. Voglio un mondo senza addizioni, sottrazioni, divisioni, moltiplicazioni, senza numeri.

Ho bisogno di essere indefinito, ho bisogno di esplorare e non di essere definito dalla mia conoscenza. Voglio vivere, e non decompormi man mano, voglio che la morte sia il culmine della mia vita, e non la fine di essa.

Love is different

Posted in laif, meditando on 11 novembre, 2007 by finferflu

Una canzone azzeccatissima di Derek Webb, intitolata Love is different:

Well, it looks like five thousand miles broke the camel’s back
But it’s not as though i had a plan to win you back
Because i don’t know what i want
But at least i know that much
Now I’m afraid love came right up
And it slapped me in the face, but i did not know

‘Cause love is different than you’d think
It’s never in a song or on a TV screen
And love is harder than a word
Said at the right time and everything’s alright
Love is different than you think

So I won’t expect a postcard from Trafalgar Square
But I’d be lying if i said I didn’t care
Because you can’t just turn it off
And put a blindfold on your heart
But i’m off to a good start
A continent away, but i do not know

But maybe you’re the dream i’m waking from
‘Cause I see you everywhere I go
Darlin’ you are such a mystery to me, you know

 

Voglio tralasciare gli ovvi paralleli con la mia vita stavolta, e voglio concentrarmi sul coro.

Beh, io ero uno di quelli che pur detestando detti, proverbi e perle di saggezza, ha sempre amato definire le cose, definire cosa sono e cosa non sono. E così ho fatto anche con l’amore, che ho sempre definito come un qualcosa al di là di una relazione di coppia, un qualcosa di superiore. Una definizione negativa ma pur sempre una definizione.

Chi lo sa, l’avrò fatto di istinto. Circondato da frasi e frasette *molto profondissime* sull’essenza dell’amore – l’amore è una stella che brilla e che è accesa e che splende nel buio più buio che bello – alla fine ne sono rimasto un po disgustato, allora mi sono dedicato alla ricerca del cosa non è l’amore.

Cosa non è? L’amore non si definisce. L’amore non è una frasetta fatta. Non è, non è, non è. Non definendolo, alla fine mi sono ritrovato a definirlo. Se non ritagli la forma, ne ritagli il contorno, e alla fine ti ritrovi sempre con la stessa sostanza in mano.

E alla fine mi sono ritrovato anch’io a parlare per via di inutilissimi eufemismi, e quasi mi sono ritrovato ad esserne controllato io stesso. Molto poco quasi, diciamo un bel po’. Volevo contenere i miei sentimenti in un manualetto di istruzioni. Un manualetto di istruzioni a cui voglio dare un nome, perchè il nome ce l’ha, scritto a caratteri cubitali sulla copertina (a caretteri dorati, la classe non è acqua sah): “Sogni nel cassetto”.

Eh, si. Pare un sentimento tanto bello e tanto ideale che te lo sogni pure la notte. Te lo immagini, come si esprimerà in modo concreto, cosa diventerà, e come dovrà essere.
E poi così affascinato dalle mie definizioni, mi sono creato una bella statuetta mentale di questo Amore. Bello eh, guardare alla statuetta e non pensare più al fatto concreto. Pare quasi una forma di idolatria: ti concentri sulla tua rappresentazione del Creatore e non sul Creatore stesso. Chi lo sa, una volta creata la statuetta, mi sarà parsa così bellina da aver avuto paura di doverla ancora ritoccare…

Forse però non avevo notato una piccola leggera deformazione nelle sue gambe… corte, troppo corte.

Beh, dopo un po’ però, in un modo o nell’altro ci ho fatto caso. E mi sono reso conto non solo delle gambe corte, ma anche del fatto che ero lì a contemplare un’immagine creata da me (e con le gambe corte!!!), come se invece fosse qualcosa sceso dal cielo…

Morale della favola?
L’amore è diverso da ciò che penso, da ciò che si pensa, da ogni definizione. Una cosa accomuna tutte le definizioni (positive e negative) dell’amore: sono tutte sbagliate. Sbagliate perchè l’amore lo si vive, mica lo si pensa. Nè lo si calcola, nè lo si contempla.

E forse l’unica definizione che riesco ad accettare in questo momento è questa: l’amore è diverso.
Pensa a cos’è l’amore, pensalo bene: beh, non è quello.